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Le ragioni del mio voto: 4 Sì convinti.

Il primo quesito è sulla privatizzazione dell'acqua. E la prima polemica è proprio una questione terminologica. È vero che l'acqua, in ogni caso, rimarrà bene pubblico. Altrettanto vero, però, che l'accesso all'acqua me lo danno le tubature. Si da il caso che sia proprio il servizio di distribuzione ad essere oggetto della privatizzazione. Se Giannino mi dimostra che posso avere accesso all'acqua senza l'acquedotto, allora non userò più il termine privatizzazione dell'acqua.

Da questa semplice considerazione ne scaturisce un'altra, altrettanto intuitiva: dove e come si svilupperebbe la concorrenza nel caso della gestione del servizio di distribuzione dell'acqua? Nelle gare d'appalto per la gestione, d'accordo… Ma è come dire che la democrazia comincia e finisce con il voto ogni tot anni! C'è concorrenza quando ci sono n soggetti che mi offrono unbene od un servizio ad un determinato costo. Nel caso dell'acqua, nessun bene viene prodotto. Viene offerto un servizio, ma… L'infrastruttura è una sola, ed il soggetto che fornisce il servizio necessariamente uno solo! Affinché ci sia concorrenza ogni… Concorrente dovrebbe avere una sua rete idrica!
Un problema simile in Italia esiste per la telefonia fissa: telecom è ancora proprietaria dei "doppini" su cui viaggia il segnale di molte delle nostre adsl. Se un concorrente di telecom vuole offrire lo stesso servizio, deve noleggiare il doppino, finendo il più delle volte fuori mercato. Se nel caso della adsl è comunque possibile gestire la cosa (i provider possono creare una propria rete e comunque acquistano sul mercato banda), nel caso dell'acqua il problema è irrisolvibile.

Il secondo quesito sull'acqua è più complesso. In linea di massima non ritengo una llecita la remunerazione di un investimento, ma… Proprio seguendo la logica liberale/liberista non vedo perché debba essere pre-determinato ed assicurato. Così scritto quel comma sembra solo una backdoor  per un cavallo di troia. Non va bene, secondo SI.

Il terzo è sul nucleare. In questi giorni abbiamo assistito ad un dibattito demenziale, quasi mai nel merito, molto ideologico, e non solo dalla parte di chi voterebbe NO. Al lagrimevole filmato su Chernobyl mandato in onda da Santoro, m'è venuta voglia di andare a votare per il no. Non è onesto intellettualmente usare la centrale a grafite sovietica come spauracchio. Quella non era una centrale nucleare, era una bomba ad orologeria.
Non mi convince (e non credo possa avere la patente di buona argomentazione) chi dice che in Italia la costruzione della centrale e la gestione della stessa sarebbe solo occasione di sprechi e negligenze più o meno interessate. È una posizione anti-moderna e preconcetta, insopportabile.
Più logico parlare di problematica gestione privata di questioni così importanti (ancora una volta il Giappone dovrebbe insegnar qualcosa)..Molto più semplicemente però, il nucleare da fissione è superato. Non sembrava vero ai Francesi poterci vende tale tecnologia e far ripartire un intero settore industriale altrimenti in arrestabile declino.
Inoltre, il nostro paese non offre, da un punto di vista orografico/sismico, siti sufficientemente sicuri per la costruzione delle centrali (Fukushima docet), né per lo stoccaggio delle scorie. Quello delle scorie è il problema insuperato (ed insuperabile) dell'attuale tecnologia nucleare. Non son stati trovati combustibili con vita media bassa, e le scorie rimangono attive e quindi pericolose per secoli.
A differenza della Francia e della Germania, non abbiamo siti compatibili con lo stoccaggio, in territori asismici e con poca popolazione residente. Cosa ce ne faremmo quindi delle scorie? Come se non bastasse, il nucleare di per sé non è rinnovabile, ed in più consuma molta acqua per il raffreddamento delle centrali. Aggiungiamoci anche che i lunghi tempi di costruzione (si parla di lustri). Il problema energetico dell'Italia abbisogna di soluzioni più rapide. ra l'altro, combustibile convertibile da ordigni.
Non si capisce quindi cos'abbia di strategico la decisione di "tornare" al nucleare.

Altra argomentazione demenziale è che saremmo circondati da centrali. Quindi? È un buon motivo per piazzarcene un paio anche in mezzo alla penisola? In caso di incidenti non avremmo nemmeno le alpi a proteggerci! Per favore! Sì convinto.

Ed una postilla. È il sistema centralizzato di produzione di energia ad essere superato, antieconomico ed inquinante (si perde moltissima energia nel suo trasporto), offre il fianco ad attentati seri (distruggi due centrali, mandi in black-out mezza Europa). La soluzione è l'architettura del web, e la produzione distribuita. Ognuno deve produrre l'energia per sé, e metterla in rete con gli altri. La prima cosa da fare, ovvio, è ridurre i consumi ed aumentare l'efficienza energetica degli edifici.

Quarto sì, quello sul legittimo impedimento. Su questo non ho molto da dire, se non: la legge è uguale per tutti. E non ci sono persone più uguali di altre.