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Bindi, PD, democrazia e diritti

 

« Se i partiti non rappresentano più gli elettori, cambiamoli questi benedetti elettori. »

Corrado Guzzanti

 

Sul triste spettacolo dell’assemblea del PD han già scritto benissimo Barbara Collevecchio (leggi) e Luca Telese (leggi).

Sullo sfondo di un partito Frankenstein, che definire sincretico è eufemistico, si staglia la vecchia politica del burocratismo spinto, del compromesso al ribasso che annulla ogni significato.
Ciò che mi pare degno di nota però, è l’aggressività della Bindi. Sembra quasi che, senza la sponda dei c.d. “teocon“, soffra di una sindrome di accerchiamento. Mirabile questo contributo audiovisivo da Repubblica.it

Andiamo con ordine:

  • L’intero sfogo della Bindi, innanzitutto, potrebbe essere semplicemente rovesciato nei termini; segno che la sua è solo una battaglia di retroguardia, a chi fa la voce più grossa.
    Fino a questo momento tra l’altro, son stati proprio i gay, gli eterodossi e le persone insofferenti alla pedante visione cattolica del mondo a dover fare “obiezione di coscienza”.
    Senza le tante persone che hanno combattuto questa morale corruttrice e conservatrice, non si sarebbe arrivati neppure alla stessa DC di cui la Bindi fu esponente degno ed autorevole. Ma sopratutto non si sarebbe arrivato al divorzio, aborto… Ed a tutte quelle conquiste in merito ai diritti fondamentali della persona di cui gode anche Bindi. Altro che Di.Co!
  • Il ruolo dei cattolici, il cui principale cruccio ha a che fare con la continua tensione tra stato laico e morale cattolica, non può essere certo quella di semplice ostacolo e filtro ad ogni cambiamento della società. La Bindi, e come lei tanti altri, dovrebbe capire che la società se ne frega un piffero dell’opinione che lei ha dell’amore, del matrimonio, e della bellezza. Non sono quei benedetti delegati ad essere antidemocratici ed irriguardosi; è la società in sé che va per la propria strada. Compito di un legislatore sarebbe quello di armonizzare, plasmare secondo diritto e logica democratica il cambiamento, tutelando i più deboli e gli interessi di tutti: non certo l’opinione dei cattolici!
  • Il bipolarismo etico di cui parla la Bindi ha un padre politico: Camillo Ruini. In parole povere, è stata l’intellighenzia cattolica più conservatrice a cominciare una disputa lacerante e polarizzante, partendo da posizioni che definire oscurantiste è -ancora una volta- un eufemismo. E se è rovinoso ed irresponsabile far battaglia sulla pelle delle persone (vi ricordate i gonzi con la mortadella per Luana?), è vigliacco agitare lo spettro del bipolarismo etico ruiniano contro chi chiede il semplice e limpido riconoscimento dei propri diritti.
    La ragione sta spesso nel mezzo, ma quel “mezzo” non  ha a che fare con lo spazio.
  • La Bindi confonde l’ eterogeneità del corpo sociale, che dovrebbe essere rappresentata dal parlamento stesso, con un partito, che nella sua opera di raccolta di istanze e di costruzione di prospettive, dovrebbe avere una visione che sia una, non un pasticcio irenico ed inconcludente. Il PD non può e non deve rappresentare l’intero paese. Può essere un “partito pigliatutto“, ma deve avere una linea politica ben precisa. Strano che siano proprio i cattolici a non voler recepire le parole di Gesù (Matteo: 5, 37).
  • Mi risulta sia stata la Bindi a negare il voto sugli ODG in merito ai diritti civili. Perché parla di dittature della maggioranza?

Infine, per riprendere le parole di Luca Telese, Bindi ci spieghi cosa vorrebbe dire questo pasticciaccio, e se pensa davvero che questo debba essere il PD e la politica:

Il Pd, auspicando un più approfondito bilanciamento tra i principi degli articoli 2, 3, e 29 della Costituzione, quanto in specie alle libere scelte compiute da ciascuna persona in relazione alla vita di coppia ed alla partecipazione alla stessa, opera dunque per l’adeguamento della disciplina giuridica all’effettiva sostanza dell’evoluzione sociale, anche introducendo, entro i vincoli della Costituzione e per il libero sviluppo della personalità di cui all’art. 2, speciali forme di garanzia per i diritti e i doveri che sorgono dai legami differenti da quelli matrimoniali, ivi comprese le unioni omosessuali.

Possibile leggere tutto il documento, infaustamente definito “documento di cultura politicaqui.

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Le ragioni del mio voto: 4 Sì convinti.

Il primo quesito è sulla privatizzazione dell'acqua. E la prima polemica è proprio una questione terminologica. È vero che l'acqua, in ogni caso, rimarrà bene pubblico. Altrettanto vero, però, che l'accesso all'acqua me lo danno le tubature. Si da il caso che sia proprio il servizio di distribuzione ad essere oggetto della privatizzazione. Se Giannino mi dimostra che posso avere accesso all'acqua senza l'acquedotto, allora non userò più il termine privatizzazione dell'acqua.

Da questa semplice considerazione ne scaturisce un'altra, altrettanto intuitiva: dove e come si svilupperebbe la concorrenza nel caso della gestione del servizio di distribuzione dell'acqua? Nelle gare d'appalto per la gestione, d'accordo… Ma è come dire che la democrazia comincia e finisce con il voto ogni tot anni! C'è concorrenza quando ci sono n soggetti che mi offrono unbene od un servizio ad un determinato costo. Nel caso dell'acqua, nessun bene viene prodotto. Viene offerto un servizio, ma… L'infrastruttura è una sola, ed il soggetto che fornisce il servizio necessariamente uno solo! Affinché ci sia concorrenza ogni… Concorrente dovrebbe avere una sua rete idrica!
Un problema simile in Italia esiste per la telefonia fissa: telecom è ancora proprietaria dei "doppini" su cui viaggia il segnale di molte delle nostre adsl. Se un concorrente di telecom vuole offrire lo stesso servizio, deve noleggiare il doppino, finendo il più delle volte fuori mercato. Se nel caso della adsl è comunque possibile gestire la cosa (i provider possono creare una propria rete e comunque acquistano sul mercato banda), nel caso dell'acqua il problema è irrisolvibile.

Il secondo quesito sull'acqua è più complesso. In linea di massima non ritengo una llecita la remunerazione di un investimento, ma… Proprio seguendo la logica liberale/liberista non vedo perché debba essere pre-determinato ed assicurato. Così scritto quel comma sembra solo una backdoor  per un cavallo di troia. Non va bene, secondo SI.

Il terzo è sul nucleare. In questi giorni abbiamo assistito ad un dibattito demenziale, quasi mai nel merito, molto ideologico, e non solo dalla parte di chi voterebbe NO. Al lagrimevole filmato su Chernobyl mandato in onda da Santoro, m'è venuta voglia di andare a votare per il no. Non è onesto intellettualmente usare la centrale a grafite sovietica come spauracchio. Quella non era una centrale nucleare, era una bomba ad orologeria.
Non mi convince (e non credo possa avere la patente di buona argomentazione) chi dice che in Italia la costruzione della centrale e la gestione della stessa sarebbe solo occasione di sprechi e negligenze più o meno interessate. È una posizione anti-moderna e preconcetta, insopportabile.
Più logico parlare di problematica gestione privata di questioni così importanti (ancora una volta il Giappone dovrebbe insegnar qualcosa)..Molto più semplicemente però, il nucleare da fissione è superato. Non sembrava vero ai Francesi poterci vende tale tecnologia e far ripartire un intero settore industriale altrimenti in arrestabile declino.
Inoltre, il nostro paese non offre, da un punto di vista orografico/sismico, siti sufficientemente sicuri per la costruzione delle centrali (Fukushima docet), né per lo stoccaggio delle scorie. Quello delle scorie è il problema insuperato (ed insuperabile) dell'attuale tecnologia nucleare. Non son stati trovati combustibili con vita media bassa, e le scorie rimangono attive e quindi pericolose per secoli.
A differenza della Francia e della Germania, non abbiamo siti compatibili con lo stoccaggio, in territori asismici e con poca popolazione residente. Cosa ce ne faremmo quindi delle scorie? Come se non bastasse, il nucleare di per sé non è rinnovabile, ed in più consuma molta acqua per il raffreddamento delle centrali. Aggiungiamoci anche che i lunghi tempi di costruzione (si parla di lustri). Il problema energetico dell'Italia abbisogna di soluzioni più rapide. ra l'altro, combustibile convertibile da ordigni.
Non si capisce quindi cos'abbia di strategico la decisione di "tornare" al nucleare.

Altra argomentazione demenziale è che saremmo circondati da centrali. Quindi? È un buon motivo per piazzarcene un paio anche in mezzo alla penisola? In caso di incidenti non avremmo nemmeno le alpi a proteggerci! Per favore! Sì convinto.

Ed una postilla. È il sistema centralizzato di produzione di energia ad essere superato, antieconomico ed inquinante (si perde moltissima energia nel suo trasporto), offre il fianco ad attentati seri (distruggi due centrali, mandi in black-out mezza Europa). La soluzione è l'architettura del web, e la produzione distribuita. Ognuno deve produrre l'energia per sé, e metterla in rete con gli altri. La prima cosa da fare, ovvio, è ridurre i consumi ed aumentare l'efficienza energetica degli edifici.

Quarto sì, quello sul legittimo impedimento. Su questo non ho molto da dire, se non: la legge è uguale per tutti. E non ci sono persone più uguali di altre.

Il bidone di De Magistris

bidone Sarà che non bisogna avere la puzza sotto il naso, sarà che bisogna rispettare avversari ed elettori che votano diversamente… Sarà che sono un elettore di sinistra antipatico ed anche un po' razzista… Tuttavia alle manifestazioni elettorali della mia parte si respira un'aria diversa. Facce diverse, più pulite e distese. Vestite in maniera meno cafona, appariscente. Capita persino di vedere gente che legge il giornale o, incredibile dictu, con un libro sotto braccio!

Che il modo di vedere le cose sia diverso, che i comportamenti e il sub-strato culturale sia diverso, diversissimo, si evince anche dai piccoli gesti ed atteggiamenti. Piccoli gesti che potrebbero far star meglio tutti, e risollevare questa città dalla sua scandalosa situazione. 
Il cestino dell'immondizia è un esempio. Non solo tutti alla manifestazione si servivano esclusivamente del cestino per buttar cartacce e rifiuti, ma ognuno passava trenta quartanta secondi in un opera di complessa ingegneria, per non far cadere a terra la bottiglia o la cartaccia di turno da un cestino ormai tracimante (ed a Napoli sono sempre tracimanti). Si comincia dal basso!

BerlusCRACK

 

Arrivano i verdetti del primo turno!

I grandi sconfitti di queste elezioni sono due, a mio avviso: Berlusconi ed il PD.

Il primo ha tentato in tutti i modi di trasformare la contesa elettorale amministrativa in un referendum su di sé, perdendolo in maniera netta e clamorosa. Le preferenze per l’illegittimo capo-lista sono crollate, e l’inconsistente quanto diffamatoria Moratti ha rischiato finanche di non arrivare al ballottaggio. È uscita sconfitta pure la tattica berlusconiana, -la stessa da quasi venti anni a questa parte-, con la sua macchina del fango, l’imposizione sistematica della rissa per coprire le manchevolezze di un’amministrazione inconsistente ed evitare il confronto sui veri problemi della città. Siamo anche -finalmente, si spera- all’assuefazione della platea berlusconiana, che già aveva bisogno di dosi sempre maggiori di violenza verbale e di populismo per esaltarsi. Il capo non riesce più a sovrapporre -se non sostituire- i problemi suoi e della sua maggioranza con quelli reali dei cittadini, alle prese con una situazione economica sempre più pesante. Il solo richiamo dei comunisti non basta, e per fortuna non c’è un Bertinotti di turno a dargli una mano con qualche improvvida uscita sulle tasse. Se questo risultato dovesse essere confermato anche al ballottaggio, Bossi non potrà fare altro che staccare la spina. Per quanto riguarda Berlusconi sono sicuro che non ammetterà mai la sconfitta: ormai siamo da tempo nel campo della psichiatria.

L’altro grande sconfitto di queste elezioni è il PD. Nelle varie trasmissioni di approfondimento gli esponenti di partito erano gongolanti. Di cosa gongolassero non è dato sapere, visto che -i fatti parlano da soli- , l’anatema di Moretti rimane cogente più che mai. Il PD riesce a vincere solo se è il PDL ad inciampare. Le vittorie sono di contrasto, non brillano mai di luce propria. A Milano è in testa un candidato di SEL, osteggiato dai vertici del partito. Le primarie funzionano, ma lassù al vertice non vogliono capirlo, o non possono: la poltrona è troppo comoda. Si è detto che la vittoria è stata nel sostenere Pisapia in maniera compatta: ma questa è la normalità delle cose! E cosa dire di Napoli? Morcone -a proposito: ma chi è?- affonda. De Magistris, solo ed isolato, ha tenuto testa ad un onnipresente Lettieri -tra poco ci ritrovavamo la sua faccia persino sul maschio angioino- con i suoi spot su youtube. Forte di un sostegno trasversale, su cui hanno evidentemente confluito molti sostenitori del movimento 5 stelle, stanchi di un evanescente -ed ormai professionista della poltica- Fico. Sono sicuro che De Magistris ha come capitale spendibile l’aver messo in galera la moglie di Mastella, facendo finire la carriera politica -almeno si spera- dei due consorti di Ceppaloni. Non è poco, nell’immaginario collettivo, essere il David che ha ucciso un Golia -provinciale e cafonotto, ma sempre gigante e potente-, il classico politico sempiterno. Affonda un PD napoletano incapace non solo di annusare il vento, ma di una qualsiasi reazione anche nei confronti di un Berlusconi governativo che -chi l’avrebbe mai immaginato!- ha giocato sporco in questa campagna elettorale napoletana con i suoi spot sull’immondizia.

Voglio sperare che – a Milano come a Napoli- queste vittorie in nuce siano anche il segno di un’analisi politica, di un pensare prima di agire del corpo elettorale. Che si sia votata la persona e la sua storia, che le facce pulite di tanti candidati giovani abbiano ispirato fiducia. Come dimenticare Torino? L’emblema di un PD alla frutta è proprio questa vittoria al primo turno. Invece di pensare a Bologna, dove pure il movimento 5 stelle rosicchia consensi, ci si gloria per l’affermazione di mr «ramo secco» Fassino. Contenti loro…

I vincitori, comunque vada, sono tre: Pisapia, De Magistris ed il terzo polo. Già si frega le mani Casini -la sua prima dichiarazione è stata un attacco a De Magistris!-, in solluchero per il suo ruolo di potenziale ago della bilancia -almeno questa è la sua Craxiana idea-. Rabbividisco al solo pensiero: in un paese civile e convintamente bipolare i due partiti maggiori -come gli elettori, del resto- punirebbero subito questo atteggiamento. Speriamo bene, ma ho i miei dubbi… Sarebbe un’occasione sprecata -ad esempio- per Napoli: una giunta De Magistris “infettata” dai messi del terzo polo sarebbe costretta all’immobilismo. Un Berlusconi con Casini sarebbe più forte e forse riaggiusterebbe un po’ le cose per il PDL. La speranza è che gli elettori reagiscano a quest’ennesimo inciucio votando ancora più convintamente per chi dimostra di essere una ventata d’aria fresca.

La zanzara sessista e volgare

Puntata succulenta quella de " la zanzara" andata in onda ieri come di consueto su radio24.
Nello sforzo titanico di negare l’evidenza e difendere il re nudo Cruciani ha detto una cosa molto interessante. Ha detto di non ritenere immorale l’harem. Berusconi non compierebbe nulla di immorale ad invitare n ragazzine in una delle sue ville.
È un po di tempo che i fatti in questo paese scompaiono. Che la logica sia piegata a trucchi eristici più o meno sfacciati (e chi ha sentito Giuliano Ferrara proprio sull’argomento Noemi sa di cosa parlo). Qui però si va oltre.
Sarebbe bello sentire dal signor Cruciani cosa pensa delle donne. A cominciare dal suo "principale", la Marcegaglia. Forse  anche lui la immagina muoversi leggiadra e "vaporosa" nel suo vestitino da festa.
Forse ritiene le donne un mero oggetto sessuale, qualcosa da collezionare in un harem appunto.
Sarebbe il caso che Cruciani chiedesse scusa quanto meno alle ascoltatrici del suo programma, ed a tutto il pubblico per aver insultato in questo modo la propria intelligenza.

Freedomhouse e l'informazione italiana

Da più parti leggo e sento tg, blog e giornali parlare del declassamento dell’Italia da paese "libero" a "semi-libero" sui rapporti di freedomhouse….
Ora: sono contento che finalmente se ne parli, ma … sveglia!!!
L’italia è paese semi-libero (partialy free) dal 2004!
Certo, c’è stata una breve parentesi, ma…
Basterebbe guardare i rapporti (link), c’è pure scritto perché l’Itaila è stata declassata… Non ci crederete mai…
Ricopio (e traduco)

Status change explanation: Italy’s rating moved downward from Free to Partly Free as a result of high media concentration and increased political pressures on media outlets.


The country’s free and independent media institutions are threatened by government interference and the highest level of media concentration in Europe. This trend results from the 20-year failure of political administrations to reform the framework for independent journalism and access to information. In 2003, in response to calls for reform, legislators introduced the controversial so-called Gasparri law, which would have allowed increased cross-ownership of broadcast and print media. Critics asserted, however, that the bill was tailor-made to circumvent a court decision unfavorable to Prime Minister Silvio Berlusconi’s media empire, reversing a ruling that would have forced Berlusconi’s company to convert its station, Rete 4, to less-profitable satellite television. The bill was approved by parliament but vetoed by President Carlo Ciampi in December. In response, Berlusconi signed a decree allowing Rete 4 to continue terrestrial broadcasting until April 2004. Claims of government interference in reporting have increased. For example, some journalists complained that coverage of Berlusconi’s controversial comments to the European Parliament in July had been deliberately "softened and cut." The editor of Corriere della Sera, the major daily, resigned in May amid allegations that he was pressured to quit due to his tense relations with government officials. A journalist in Sicily was attacked by unidentified men in August after publishing articles about local drug trafficking, and shots were fired at the home of a journalist in Sardinia who also appeared to be targeted because of his work. Berlusconi’s substantial family business holdings control the three largest private television stations and one newspaper, as well as a significant portion of the advertising market. As prime minister, he is able to exert influence over public-service broadcaster RAI as well, a conflict of interest that is one of the most flagrant in the world. However, the concentration is considerably less in the print media, which continue to be critical of the government.

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Ragioni del declassamento: Il rating dell’Italia è stato declassato da libero a parzialmente libero per l’alto livello di concentrazione (di proprietà) dei media e le accresciute pressioni politiche sui media.

I media indipendenti del paese sono minacciati dall’interferenza del governo e dal più alto livello di concentrazione [di proprietà] in Europa. Tutto questo è il risultato di un ventennio di politiche fallimentari sul versante delle riforme per un gionalismo indipendente  e per il libero accesso all’informazione.
 Nel 2003, in risposta ad una sentita esigenza di riforma, il legislatore introdusse la c.d. e controversa "legge Gasparri", che avrebbe autorizato ed avrebbe dovuto permettere l’incrocio da un punto di vista di proprietà di giornali e televisioni.
I critici sostennero ad ogni modo, che la legge fosse confezionata per aggirare una sentenza della corte [costituzionale] sfavorevole all’impero mediatico del  primo ministro Silvio Berlusconi. In base a questo pronunciamento infatti, l’azienda di Berlusconi avrebbe dovuto mandare sul satellite (meno profiquo commercialmente) una delle sue reti, rete4.
La legge [Gasparri] venne approvata dal parlamento, ma respinta da Ciampi a dicembre. Per tutta risposta, Berlusconi firmò un decreto che permetteva a rete4 di continuare a trasmettere in terrestre fino ad aprile 2004. Si segnalarono ulteriori pressioni del governo sui media. Ad esempio, alcuni giornalisti denunciarono che la copertura sulla controversia di Berlusconi al parlamento europeo [per gli smemorati n.d.r.] a luglio fu oggeto di deliberati  "tagli ed accomodamenti". Il direttore del Corriere della sera, il primo giornale del paese, si dimise a maggio tra il sospetto di essere stato costretto alle dimissioni per i suoi atriti con il governo. Un giornalista in sicilia fu aggredito da ignoti ad agosto dopo aver pubbilcato dei pezzi su di un locale giro di droga, e colpi di pistola furono sparati contro la casa di un giornalista in Sardegna, apparentemente a causa del suo lavoro.
La famiglia berlusconi controlla le tre più importanti televisioni ed un giornale, così come una rilevante porzione del mercato pubblicitario. Come primo ministro, Belrusconi può anche  esercitare un influenza sul servizio pubblico, la RAI, in un conflitto di interessi tra i più evidenti del mondo.
Ad ogni modo, l’accentramento e significativamente inferiore nella stampa, che contiua ad essere critica nei confronti del governo.

La nostra anomalia è sempre lì, purtroppo…

6 domande sulla questione Israelo-palestinese

La cosiddetta "questione Israelo-Palestinese" sbuca puntualmente dal cilindro come le cartelle pazze di Equitalia.
Dalla prima gragnola di proiettili/razzi/missili/sassi si accende il dibattito sui vari media e nella comunità internazionale. Dibattito su cui Chomsky ed Herman avrebbero (ci scommetto) molto da dire.
In effetti tutto il conflitto, con tutte le sue derivazioni ideologiche, storiche e politiche, nonché il modo in cui viene raccontato, travisato o nascosto agli occhi dell’opinione pubblica mondiale sembra l’archetipo della disinformazione, della doppia morale e della propaganda.
Ci sono sempre determinati quesiti che vorrei fare ai vari attori che puntualmente riempiono la vera tribuna politica italiana (come ebbe a dire Andreotti, Porta a porta è la terza camera).
Alcuni sembrano essere esponenti di cellule dormienti, pronte ad entrare in azione non appena ci sia puzza di carne bruciata (palestinese, s’intende). Altri infestano da sempre la scena politica, e sono quelli che in due parole vorrebbero spiegare l’intero conflitto con un tono mielosamente ed insopportabilmente didascalico. Altri ancora sono i c.d. terzisti o personaggi sedicenti di sinistra, che per ragioni varie devono accreditarsi in qualche modo agli occhi di qualcuno.
Ad ogni modo, le domande sono queste:

  1. Perchè Israele attacca puntualmente nel bel mezzo di una crisi politica o di un passaggio di consegne al vertice negli Stati Uniti?L’operazione "piombo fuso" è scattata proprio nell’interregno tra l’anatra zoppa W. e chi si proponeva di cambiare radicalmente la politica americana sul medio-oriente. E’ una coincidenza?
  2. Perché il numero di morti non deve essere importante? Lo è sempre stato, sempre lo sarà.Il numero dei morti non può essere utilizzato per stabilire sic et sempliciter chi ha ragione e chi ha torto, ma forse (forse) può fare la differenza tra omicidio e strage, tra guerra e carneficina, tra rappresaglia e genocidio.
  3. Se è vero il bilancio dei morti tra Israeliani e Palestinesi (la quasi totalità dei morti Israeliani è ascrivibile al c.d. "fuoco amico"), come può questa chiamarsi "guerra"? Chiamare le cose col proprio nome è il primo passo verso la saggezza, dice un Tao cinese. E allora, 1200 morti contro 3 come si chiama?
  4. Perché la creazione di uno stato palestinese con dei confini (seppure provvisori) deve essere visto come il fine e non il mezzo della risoluzione di tutta la questione? Il dialogo al mio paese si fa tra due entità di pari grado e dignità. Lo stato per i palestinesi non deve essere la carota finale (mi si passi il neologismo), ma il primo punto da cui partire, la conditio sine qua non per la risoluzione del conflitto. Le condizioni non può dettarle il più forte, ma la comunità internazionale.
  5. Perché Israele può essere uno degli stati più potenti (militarmente parlando) della zona e del mondo e la Palestina non può ricevere e/o possedere armi? Come può una qualsiasi autorità avere il monopolio della violenza (vedi a Gaza) se non ci sono armi? E come può difendersi da un attacco esterno?
  6. Perchè "la democrazia del medio-oriente" può arrogarsi il diritto di decidere il proprio interlocutore politico, interferendo con libere e democratiche elezioni?

Yes, we can.

 

 

 

Mi sento meglio.

Il muro di Berlino del liberismo

È di questi giorni la notizia del fallimento della lehman brothers e del pesante intervento della fed sul mercato azionario/finanziario americano.
A questo proposito ho trovato interessante un articolo di Piero Ostellino, nel quale stigmatizza ( correttamente, a mio modo di vedere) che il de profundis al capitalismo ed al mercato hanno sempre visto una sua "rivincita", perché a conti fatti (e sono d’accordo) non esiste un sistema più funzionale ed efficente del mercato per dare un prezzo ad una merce.
Ciò su cui mi permetto di dissentire è l’individuazione delle responsabilità. È certamente possibile e vero che la politica sui tassi delle banche centrali non sia stata molto oculata, anzi male impostata. Non é possibile tuttavia pensare che il solo problema l’abbia creato la FED, oggi come nel ’29.
Non è questione (non solo almeno) di eccessiva avidità e voracità del capitalista: è questione che nell’orgia finanziaria ci sono troppi conflitti di interesse, troppe poche regole e troppa poca trasparenza.
L’Italia fa sempre caso a parte, ma leggetevi un pò il post di beppe grillo sul programma "pattichiari"… Sicuro che la colpa sia solo della FED? Non è che è crollato un muro di Berino anche per il liberismo ed Ostellino & co. se ne devono ancora accorgere?

16 anni

16.
Sedici anni da quel maledetto giorno.
Sedici anni di immobilità, ostaggi delle seconde file di quella classe politica, la c.d. "prima repubblica".
Cosa è cambiato da allora? Oltre allo sputare continuo sulle tombe di gente come lui, ovvio.
Le sue parole sono stranamente attuali…