Assemblea di condominio

Fotografia di nromagnaIl dibattito sull’immigrazione, al centro dell’attenzione del governo e della classe politica in generale, è la spia della vittoria della destra. Di una vittoria tanto più grave (verrebbe da dire definitiva) perché culturale.
Gravi  ovviamente sono le responsabilità della dirigenza dei partiti di sinistra, rei di non aver pensato di doversi opporre -o per lo meno proporre un’alternativa- alla politica fatta di proclami televisivi, finti dibattiti, falsa informazione. Si è pensato di poter partecipare al gioco, di manovrarlo. Sarebbe stato più facile fare politica, una politica senza bisogno di presidio sul territorio e contatto con la gente. Sono stati invece travolti dal medium, da quel medium che è il messaggio. I professionisti della politica sono stati gabbati dai professionisti del video.

La questione "immigrazione" è una tematica tendenzialmente irrisolvibile, poiché affonda le sue radici nell’ontologia stessa del nostro mondo, nei suoi meccanismi più profondi ed intrinsechi.
Si sviluppa dalla sperequazione intollerabile ed insostenibile di una fetta minoritaria del pianeta che consuma l’80% delle risorse disponibili, dal turbinio forsennato dei capitali liberi di circolare e di masse umane irrigimentate da legislazioni ipocrite, confini fittizi.
L’immigrazione ci mette di fronte al mondo che abbiamo creato e che continuiamo a difendere nella prassi quotidiana.
Non sarà mai possibile risolvere il problema dell’immigrazione, sarà possibile al massimo (forse) governarlo. Ed anche per governarlo saranno necessarie scelte coraggiose.
Il dibattito italiano invece è un dibattito culturalmente floscio, di piccolo cabotaggio e di una miopia sconcertante. E la riprova è nell’approccio televisivo/giornalistico al problema. Persino in trasmissioni di una certa caratura, l’immigrazione viene affrontata come e nell’ottica di un problema da condominio.
Il problema diventa la pipì dell’immigrato sotto ai porticati, o la bottiglia di vetro spaccata sul marciapiede.
Sia ben chiaro, non è giusto ed è altrettanto miope (politicamente parlando) ignorare persino le pipì nei porticati, né tanto meno ignorare che -come dicevano i latini- gutta cavat lapidem. Ma ricollochiamo tutto nel giusto alveo.
Per evitare tensioni basterebbe un cesso pubblico, anche di quelli chimici, ed imporre ai bar che vendono la birra di permettere che le vesciche si svuotino, visto che è la naturale conseguenza di stomaci riempiti di liquidi.
Forse bisognerebbe spiegare alle signore intimorite dagli uomini neri e che si "sentono estranei in casa propria", che gli immigrati non possono esistere solo per permettere loro di giocare a poker mentre le loro madri malate o quel che è vengono accudite dalla filippina o dall’ucraina.

La legge Bossi-Fini è la diretta emanazione di questa mentalità piccolo-borghese-ristretta tutta italiana.
È folle e degna di una classe politica fatta da ipocriti che non vivono la realtà del Paese.
Ma allo stesso tempo è dannatamente funzionale agli interessi del più forte, perché permette (ne crea le precondizioni) l’illegalità grazie alla sua inapplicabilità.
Ed è l’illegalità ciò di cui han bisogno le floride fabbrichette del nord quanto il tessuto produttivo criminale del sud.
Le spese le pagano i più deboli, chi non è abbastanza ricco da potersi "prendere" una governante/badante a basso costo, chi subisce la violenza di quella parte deviante e criminale che ogni flusso migratorio porta inevitabilmente con sé.

Come se ne esce? Tornando alla politica, cioè a quell’aspirazione di uno stato di tutelare e ricercare l’interesse generale dei suoi cittadini. E l’interesse si tutela sì con la legge ed il rigore, ma prima di tutto col diritto. Diritto che prevede (si veda qualsiasi libro di diritto pubblico) oneri ed onori.
Non sarà possibile tutelare l’interesse generale se all’immigrazione non si darà mai uno sbocco normativo, di diritto, attraverso la cittadinanza e l’inserimento ufficiale e fattivo nella comunità nazionale. Non sarà possibile mai pretendere contributi senza dare diritti e solidarietà.
Il che non vuol dire frontiere aperte ed impunità, tutt’altro…  Ma diritti e doveri precisi, limpidi e cogenti.
Chi ne parla alla prossima assemblea di condominio?

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