Rumore di lingue

L’articolo di Stefano Folli sul sole 24h è un fulgido esempio di giornalismo orwelliano. Si muove in uno spazio che non ha nulla a che fare con la realtà: piuttosto in un sogno lisergico nel quale  vorrebbe far precipitare il malcapitato lettore.
Ed il lettore è sempre più esposto e indifeso alle offensive della galassia mediatica berlusconiana e dei suoi fidi alleati.
Difendersi costa fatica, impegno, volontà di capire e ricordare. Si è da soli contro una moltitudine pagata per negare, riscrivere puntualmente la storia per farla calzare meglio sugli interessi del padrone.
Eppure i giornalisti come Folli non sono eroi romantici, o decadenti, non sono poveri cittadini stritolati dagli ingranaggi del socing. La logica dell’informazione berlusconiana però è la stessa. La storia non esiste, o si può riscrivere ogni qual volta convenga. Winston era costretto, e del resto non conosceva altro mondo ed altro modo di campare. Folli dovrebbe essere in grado di capire quale sia la realtà, eppure scrive:

Silvio Berlusconi ha offertoa Napoli un saggio di come un Governo può compiere il primo passo del suo cammino in modo corretto, efficace e convincente. Di come una legislatura può prendere forma nel segno della concretezza e non della confusione. Si poteva temere il peggio: e cioè che la gita dei ministri nella città del Vesuvio si risolvesse in una passerella mediatica priva di risvolti pratici. Qualcosa di simile alla terribile riunione del Governo Prodi nella reggia di Ca-serta, Capodanno 2007.

Ma non è stato così. Ieri abbiamo visto che il «nuovo» Berlusconi è assai diverso da quello di sette anni fa,per non dire da quello del ‘ 94.Lo osserveremo all’opera, s’intende, per verificare se i fatti saranno all’altezza delle parole. Ma non si può non rilevare che il presidente del Consiglio ha mandato al Paese un segnale politico molto forte. Era quello che ci si attendeva. Un messaggio facile da decifrare e quindi comprensibile per tutti: a Napoli e altrove lo Stato è tornato. E questo grazie a una maggioranza che non vuole, forse, perdere l’occasione storica che le si presenta.

Lo stato sarebbe dunque tornato a Napoli. Chissà qual è il segno tangibile della presenza dello stato: la passerella dei ministri a piazza Plebiscito, la suite al vesuvio del duce ristretto o le manganellate sui crani delle donne di Chiaiaio.
Secondo Folli basta un conatus, una dichiarazione di volontà per ribaltare decenni di sfruttamento (perché di questo si tratta, non di semplice incuria) di una terra come la Campania. Basta proporre le "soluzioni" più stupidamente ovvie, cioè nascondere la munnezza sotto il tappeto dele cave di tufo, e pazienza se lì sotto c’è l’acqua che beve tutta la città.
Folli non ricorda (dovrebbe essere il suo mestiere) o almeno non scrive (come dovrebbe invece fare) che questo governo propone la stessa ricetta di quando dovette affrontare l’opposizione dei cittadini della val di susa. Anche allora scelsero di delegare ai carabinieri ed alla violenza gli interessi dei soliti (gli stessi che partecipano anche all’azionariato del giornale di Folli), sulla pella dei cittadini, con i soldi delle loro tasse.
Folli non ricorda che il governo di allora fece un buco nell’acqua, che la violenza non servì a nulla, se non a farci fare l’ennesima figuraccia planetaria.
Folli non ricorda che anche allora il governo era forte di una solida maggioranza numerica, esattamente quella che a Prodi è sempre mancata.
Certo, c’è da capirlo… Lui scrive per il giornale della confindustria, lui difende le aziende del nord come l’Impregilo (l’ho detto già che è nell’azionariato del sole? ) che campano sui soldi pubblici e sulle clientele.
Scrive per un giornale che professa la libera concorrenza e il primato dell’impresa, ed appoggia il monopolista per eccellenza, il conflitto di interessi, intascando pure  nel frattempo i soldi pubblici delle sovvenzioni all’editoria.
Provate a telefonare a Giuseppe Cruciani ed a parlargli del conflitto di interessi, dell’Impregilo.. Mettete mano al cronometro e misurate in quanti decimi di secondi partirà la solita manfrina dell’antibelusconismo che danneggia il paese.
La realtà per questi signori non deve esistere, sarebbe troppo dura poi farci i conti.
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