Guardare il dito e non ciò che indica

Si fa un gran parlare in questi giorni di mozzarelle diossina addicted, e le notizie si rincorrono con la solita isteria mediatica, cancellandosi le une con le altre in un turbinio di smentite, rettifiche, accuse ed appelli melodrammatici.
Anche il comportamento di certi governi, per la verità, rasenta la schizofrenia. Seppure il principio di cautela è sempre valido, viene usato ormai come una scusa per far concorrenza sleale ai nostri prodotti tipici e per far apparire i governi nazionali efficienti e "decisionisti".
 Ciò che colpisce (almeno per quanto riguarda me) è l’isterica attenzione per quello che è semplicemente un epifenomeno. Il latte delle bufale è un prodotto sentinella, una cartina al tornasole di un ciclo vitale ed alimentare corrotto, inquinato alla base. È la terra stessa ad essere ammalata, non la mozzarella che altro non è che l’ultimo anello della catena produttiva (ed alimentare).
 La campania è malata, gravemente ammalata. Il disastro è di proporzioni immani e di estrema gravità: abbiamo la nostra Chernobyl. 
 Lo stato ha tradito i suoi cittadini, ed una classe politica corrotta, incapace e collusa non ha nè la capacità nè la voglia di affrontare un problema così enorme. Così ai campani, specie coloro i quali hanno la sfortuna di vivere nel c.d. "triangolo della morte", non possono fare altro che morire in silenzio, senza disturbare.
Tanto l’importante è vendere mozzarelle, e continuare a guardare il dito.

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