Berlusconi – Saccà, riflessioni a freddo.

La conversazione tra Berlusconi e Saccà non rivela nulla di nuovo. Chi vuole guardare oltre la scenografia di cartapesta, i fiori finti ed i prati sintetici può farlo, ha sempre potuto farlo in questi anni. Chi vuole sapere non ha bisogno del deus ex machina delle intercettazioni. Piuttosto serve a chi non vuol vedere oltre la scenografia di cartapesta. Sovente ad alcuni non basta nemmeno cozzare contro la dura realtà: il più delle volte chi inciampa nella verità si rialza e continua a camminare per la sua strada (cit.). I religiosi la chiamano "fede", io preferisco chiamarla in altro modo.

Ad ogni buon conto, non mi rimane che tentare qualche riflessione sociologica 😀
Saccà svela la vera ontologia dello schiavo: quello che non ha bisogno di sbarre e fossati che lo costringano prigioniero. Il vero schiavo infatti non sa nemmeno di esserlo.
Questa condizione è stata da sempre strategicamente ricercata dai padroni di turno, e le armi sono state più o meno sempre le stesse: ignoranza, superstizione, paternalismo.
Oggi però non è più necessaria l’apartheid e la coercizione fisica. Il capitalismo ha fornito nuove leve, in primis quella economica.
L’Italia è piena di gente che venderebbe il culo pur di vendere il culo. Saccà ha perfettamente interiorizzato le regole del gioco, e dimostra di essere perfettamente a suo agio.
Il suo servilismo mi ricorda quello di Pio Pompa nel famoso fax al presidentissimo (sempre lui):

"Signor Presidente, sul foglio che ho avanti stento ad affidarmi a frasi di rito per esprimerLe la mia gratitudine nell’aver approvato, nel Ciis di oggi, il mio inserimento, quale consulente, nello staff del Direttore del Sismi […]. In due occasioni, prima a Milano e successivamente a Roma, ho colto il Suo sguardo indagatore mentre Le stringevo la mano. Uno sguardo poi divenuto dolce conoscendomi come uomo fedele e leale di don Luigi Verzè. Sarò, se Lei vorrà, anche il Suo uomo fedele e leale […]. "

Ciò che più mi preoccupa però non è tanto l’esistenza di questa gente, nè il potere che amministra. Ciò che mi fa paura è l’interiorizzazione di queste famose "regole del gioco" da parte della gente comune, che pure non ha nulla da guadagnare -anzi- da tutto questo.
Spunto di riflessione è stata qualche chiacchierata con amici e conoscenti sulla nuova, assurda cacciata di Luttazzi da "la7".
Molti hanno filosofeggiato sull’inopportunità di certe battute, ed in particolare sulla figura di Ferrara. Luttazzi avrebbe dovuto capire che, dato il "peso" dell anchorman nel canale televisivo, sarebbe stato un suicidio attaccarlo direttamente con la satira.
Questo ragionamento dimostra chiaramente che a molti è perfettamente chiaro quale sia il giusto modo di comportarsi per "andare avanti" senza subir danni nella vita. La prepotenza, il servilismo… Tutto interiorizzato, ma non solo, perchè siamo oltre la "critica". Ormai le regole del gioco sono oggettivizzate, sono reali, sono fatti sociali.
Chissà se tra poco sul libro di teorie sociologiche di Wallace & Wolf si aggiungerà qualche tassello al disegno esplicativo sul funzionalismo di Parsons. Probabilmente la donna cristallizata nel suo sforzo per conseguire la laurea dovrà aggiungere tra le variabili non solo lo studio, la dedizione ed il rispetto, ma qualche favore sessuale al relatore, o mettere in conto di doversi vendere in altro modo per raggiungere lo scopo. 
In un convegno di Moscovici nella mia facoltà, qualche anno fa, si parlava delle rappresentazioni sociali, e di come l’unico modo -a detta dello studioso- per cambiare fattivamente determinate situazioni era quello di agire e cambiare proprio le rappresentazioni sociali. Berlusconi dimostra di esserci riuscito brillantemente: chissà quanto ci vorrà per raccogliere i cocci e ricominciare a costrure sulle macerie…

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