Anoressia e marketing


Il fulcro della polemica scatenatasi attorno alla campagna pubblicitaria ideata da Oliviero Toscani  dimostra che la pubblicità è fuori-bersaglio. Di cosa stiamo parlando da giorni, di anoressia? Non credo: l’anoressia sembra anzi scivolare di nuovo nel buio. Parliamo invece di pubblicità, di senso comune del pudore, di limiti da non superare… E di Toscani, l’unico che sembra averci guadagnato alimentando la sua boria.
Chi vorrà mettere l’anoressia al centro della propria riflessione, dovrà cercare di informarsi (e potrà farlo ad esempio dando una rapida scorsa su wikipedia) sul problema in sè.
Scoprirà così che l’anoressia è una malattia la cui ricerca eziologica è molto complicata. E’ così complicata perchè le cause spaziano dal sociologico al biologico. Ad ogni modo, tra i fattori principali e determinanti sembra esservi il "male di vivere", una difficoltà/povertà di esperienze d’amore -sopratutto in ambito familiare-,il (conseguente?) disagio psicologico-sociale,  una percezione distorta della realtà (del proprio corpo in particolare). Catalizzatori in questo senso sono sì le spinte conformiste alla magrezza, alla bellezza, alla "perfezione" che certo il mondo della moda propugna ogni giorno in tutte le sue manifestazioni. Ma non è il modello in sè il problema (siamo sottoposti ad N stimoli tutti i giorn), ma la grande permeabilità e fragilità della personalità di molti, eternamente insicuri e preoccupati della loro immagine esteriore, perchè perennemente "sulla difensiva".
Ecco che la moda con le sue personalità costruite con logiche di marketing, preconfezionate e "commerciabili" fanno breccia nel vortice anomico di molti.
Quindi è dalla difficoltà di relazionarsi, con se e col proprio corpo, con la necessità   di essere amati (troppo spesso negata e sublimata in mille atteggiamenti tipici della modernità) che dovremmo partire e porre al centro della nostra riflessione.
In che senso la pubblicità di Toscani dovrebbe aiutare? Dovrebbe aiutare il soggetto anoressico a sentirsi ancora più in colpa? Diamine, ma loro stessi sono prigionieri di un comportamento nevrotico punitivo, sono vittime e carnefici allo stesso tempo!!!
La pubblicità è costruita di solito per un target. Chiediamoci allora qual è il target di questa pubblicità. Dovrebbe aiutare i non anoressici a rifiutare l’anoressia? Oppure gli anoressici che ne sono prigionieri? Ma quelli si giudicano continuamente davanti allo specchio, se non avessero una percezione distorta del proprio corpo, un’ideale di perfezione (irraggiungibile per definizione) smetterebbero di farsi del male!
Non possiamo paragonare la ratio di un soggetto non anoressico con un malato di anoressia. Se non si deve scomodare l’immaginazione sociologica basterebbe un minimo di empatia!
Forse prima di fare certe pubblicità bisognerebbe studiare bene il target a cui ci si rivolge. E Toscani è troppo bravo ed esperto per non saperlo.
Quindi si insinua il dubbio molto spiacevole che la pubblicità servisse semplicemente a "gettare il sasso nello stagno", con il solo evidente fine di far parlare di sè. E che dire dei committenti? L’industria che macina le vite di molte ragazze finisce con dare loro un’altra bella ripassata.
Che schifo, ciò che mi fa forse incavolare più di tutto questo è dover dare alla fine ragione ai censori…

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