Drink responsibly

L’italia è un paese immerso nel presente: senza un passato e senza futuro. Orwel diceva quel che diceva (vedi sotto) perchè non aveva visto l’Italia di oggi. In Italia si è riusciti a far meglio del regime di 1984. Il passato non è controllato e revisionato: semplicemente non esiste più. Siamo immersi nella sincronicità, nella superficialità scopofila della cronaca (dal grigio al nero più profondo). In questo contesto è normale che non ci sia uno spazio per la riflessione critica e per la decisione politica. Perchè mai un paese senza passato dovrebbe preoccuparsi del futuro? Perchè mai dovrebbe occuparsi del passato?
Eppure gli spunti di riflessione non mancano, a partire proprio dalla cronaca. Prendiamo per esempio spunto dai morti messi sotto da persone che guidano da ubriache. Mi scuserete se non faccio una ricerca statistica, ma mi limito ad una semplice ricerca per stringa di testo su Repubblica.it, con la parola "ubriaco".

  Sono stato abituato ed educato ad affrontare i problemi cercandone le possibili cause… Bene, per me un buon inizio nella giusta direzione è questo servizio di Report sull’alcool ed i giovani. Ci da molti dati interessanti: innanzitutto che l’alcool è la prima causa di morte nella fasce d’età "giovanile"; che la legge italiana ( la 125 del 30 Marzo 2001, articolo 13 per la precisione) fa specifico divieto di presentare con la pubblicità in maniera positiva bevande alcoliche e/o super-alcoliche. Eppure ogni pubblicità che si rispetti associa regolarmente la birra all’acchiappar donne (quando non alla guida ed all’immagine "vincente" di Valentino Rossi), il vino all’immagine di un intellettualoide o presunto tale che si fa esperto di vini riuscendo a sentire anche l’effluvio dei rosai vicino ai filari (tra l’altro è un meccanismo semplice ed efficace: non sei quello vorresti o potresti essere con duro lavoro e impegno? Comprati l’immagine, che studiano e si impegnano solo i beoti!).
L’on. Rocco Caccavari – Direttore SERT Parma: "La pubblicità ingannevole che assimila al consumo di alcol un grande successo o la capacità di conquistare è pericolosa perché sembra dare l’impressione che quel sogno si realizzi ma che invece lo mortifica."
Del resto che l’alcool sia controproducente in molte situazioni ce lo spiega anche Aristofane nelle sue commedie. E’ difficile concludere qualcosa con la ragazza dei tuoi sogni se non riesci ad avere l’erezione per il troppo alcool, non pensate? Senza pensare che vomitarsi in faccia non è precisamente lo scambio d’amore che tutti ci aspettiamo.
Nell’antichità i patrizi solevano far ubriacare i servi per dare una lezione ai figli: per far vedere loro quanto fosse umiliante e deplorevole un essere umano ridotto a non avere più volontà.
Eppure  l’idea di sballo e di rimozione dei freni inibitori, associata all’idea vincente del bere (e delle sotto-cazzate che ne derivano del tipo: "posso bere quanto voglio, io l’alcool lo reggo" ) fa presa sui ragazze e ragazzi. Per questo le case produttrici spendono così tanti soldi in marketing e pubblicità. Per questo (e quel servizio lo dimostra credo ogni oltre ragionevole dubbio, stanno cercando di fideizzare sin da piccoli i futuri consumatori.

Dall’introduzione testuale al servizio di report:

Nel nostro paese, dall’aprile del 2001, c’è una legge che regola la vendita, la pubblicità, la somministrazione di bevande alcoliche ma che non prevede indicazioni e informazioni sulle controindicazioni da abuso. In molti altri paesi europei invece c’è l’obbligo per i produttori di indicare sulle pubblicità o sulle etichette delle bottiglie i rischi…

Tutti sanno che in questi (sicuramente accidentali) "vuoti" legislativi si infilano le aziende produttrici, tutte o quasi multinazionali ( pensiamo alla heineken, una multi-nazionale che non ti lascia produrre birra in santa pace: prima o poi sarai assimilato insieme alla tua azienda, chiedete agli operai della "Birra Pedavena).
Ed il grimaldello è: pubblicità e drink a basso contenuto alcoolico. Et voilat, la dipendenza è servita!

Gli effetti di questa offensiva mediatica e di costume, unita alla solita latitanza di uno stato assente e di uno stato sociale troppo occupato a parlare di scaloni e scalini, penso cominciamo ad averli sotto gli occhi.
Quanti in Italia sanno che una donna deve bere meno di un uomo (e questo è uno dei pochi casi in cui non è il parto di qualche maschilista burino)? Quando sceglieremo di informare le persone dando loro libertà di scelta? Quanti morti dovremo raccattare ancora dall’asfalto per cominciare a storicizzare, ordinare logicamente, pensare ed affrontare il problema?

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